Aborto? No, grazie.

e99d75ce276e6c25fa293f79b2a6-if-abortion-prevents-the-growth-and-development-of-a-fetus-isnt-that-considered-murder[1]In un periodo in cui è tanto discussa la questione della pillola abortiva RU486, pare ovvio fare delle considerazioni etiche sulla questione dell’aborto.

L’aborto è forse la questione sociale più dibattuta del nostro tempo. Con più di 27 milioni di aborti che si sono verificati nel periodo 1973-1991, quasi tutti hanno un parere sulla questione. La questione dell’aborto fu utilizzata come simbolo di indipendenza nel movimento femminista, e fu offuscato da molti altri problemi come lo stupro e l’incesto. Tuttavia, al fine di ottenere una visione biblica dell’aborto, bisogna rastrellare via la melma che oscura le principali questioni sulla questione e concentrarsi sulla sua sostanza.

Il principale punto di conflitto nel dibattito sull’aborto consiste nel rispondere alla domanda “Quando comincia la vita?”. Se infatti la vita ha inizio nel grembo materno, allora nessuno può negare che la feto (In latino piccolo) è un essere umano, ed è soggetto ai diritti (le leggi di Dio riguardanti l’umanità) dell’ essere umano. In primo luogo, la Bibbia stabilisce che Dio riconosce una persona prima ancora che questa sia nata. Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno, ha pronunziato il mio nome fin dal grembo di mia madre.(Isaia 49:1). Esodo 21:22-23 descrive una situazione in cui un uomo colpisce una donna incinta e la fa partorire prematuramente. Se non vi è nessun infortunio serio l’uomo è tenuto a pagare una multa, ma se ci sono “lesioni gravi” per la madre o il bambino, l’uomo è colpevole di omicidio e imputabile penalmente. Questo comando, di per sé, legittima l’umanità del nascituro, e pone il bambino ad un livello uguale a quello del maschio adulto che ha causato l’aborto spontaneo. Il sostegno scritturale abbonda per l’umanità del nascituro.

Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre… Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra… I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” (Sal 139: 13-16).

La Bibbia, infatti, usa la stessa parola greca per descrivere il nascituro Giovanni Battista (Luca 1:41,44), il neonato Gesù bambino (Luca 2:12,16), ed i bambini piccoli che sono stati portati a Gesù per la sua benedizione (Luca 18:15).

Forse la rivelazione biblica più importante riguardo l’umanità dei nascituri viene da Geremia 20, durante il grido di dolore di Geremia, in cui si lamenta che non vorrebbe essere mai nato,:

Maledetto sia l’uomo che portò a mio padre la notizia: «Ti è nato un maschio», e lo colmò di gioia! quell’uomo come le città che il SIGNORE ha distrutte senza pentirsene! Oda egli grida al mattino e clamori di guerra a mezzogiorno. Perché non sono morto quando ero ancora nel grembo materno? Così mia madre sarebbe stata la mia tomba e la sua gravidanza senza fine.
(Geremia 20:15-17).

Dai versetti di cui sopra, e dagli altri innumerevoli versi, capiamo che la Bibbia in effetti stabilisce che un bambino non nato è tanto un uomo agli occhi di Dio, come lo siamo noi. Ciò indica che il comando “Tu non uccidere” (Esodo 20:13) vale certamente anche per il nascituro che si trova nel grembo materno. Così, quando leggiamo Genesi 9:6, vi è piena realizzazione di ciò che significa omicidio e viene a messo a fuoco: “Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio è fatto l’uomo.” L’omicidio è un abominio agli occhi di Dio, perché è l’uccisione non autorizzata di un essere a sua immagine, e un offuscamento della distinzione creatore / creatura (cfr Romani 1).

Anche se la questione di quando la vita comincia è importante per molti, la questione più rappresentativa nella visione di oggi è “che la qualità di vita posso offrire al bambino?” Vale la pena portare avanti la gravidanza? Questa è una domanda pericolosa. Chi può decidere una cosa così importante? Vogliamo applicare questa domanda ad ogni essere umano? Possiamo sapere se un feto, o addirittura un bambino con sindrome di Down, avranno una qualità di vita pari a quella di un essere umano perfettamente normale? Queste domande portano solo a una sorta di elitarismo genetico, e non dovrebbero neppure essere poste. Forse la più grande ironia su tutta la faccenda dell’aborto è che chi vuole abortire (o chi difende l’aborto) è la stessa persona che si preoccupa dei casi di giustizia sociale (che dirà “Poverino, che vita ho da offrirgli?”) è che gran parte della giustizia sociale è volta a dare aiuto e giustizia a coloro che non sono in grado di fare da sé. Questo è il caso dell’ambito protestante valdese di tendenza liberale e universale, dove tutto è relativo e dove l’aborto è difeso a spada tratta, e guarda caso in ambito valdese, di primaria importanza sono gli aiuti umanitari e la politica dell’aiutare il prossimo: “Se deve fare una vita di sofferenze o farla fare alla madre rimasta povera e senza tetto, meglio che non nasca!” Questo è quel che dicono. Un vero controsenso se si pensa al fatto che dovrebbe essere una denominazione cristiana!

Infatti, dalla stessa bocca che dice che dobbiamo proteggere i senzatetto, i poveri, gli animali e l’ambiente, vengono fuori parole che parlano di uccidere un essere umano non ancora nato! Questa contraddizione non deve essere trascurata, poiché non riusciamo a vedere la crudeltà, la degradazione dell’umanità, e la violazione dei decreti della giustizia di Dio sostenute da coloro che si nascondono dietro la carità e l’amore per il prossimo.

Madre Teresa, forse una delle più rinomate al mondo per l’aiuto dei diseredati disse: “Se accettiamo che una madre possa uccidere anche il proprio figlio, come possiamo dire agli altri di non uccidersi a vicenda? … Qualsiasi paese accetti l’aborto non insegna alla sua gente ad amare, ma ad usare violenza per ottenere ciò che vuole”.

Inoltre, la logica conseguenza del desiderio di “aborto su richiesta” e l’eutanasia sono, il primo infanticidio, – l’uccisione di un neonato se possiede anomalie fisiche o mentali – e il secondo significa uccidere coloro che sono scomodi da curare per i vivi. La vita umana è svalutata al punto tale che anche l’utero, un simbolo di tranquillità e di pace, diventa un luogo di morte.

Il Cristianesimo biblico offre quindi il giudizio sulla questione. Certamente ci sono alcune situazioni difficili in cui le donne si trovano, e la comunità cristiana offre molti sbocchi per aiutare queste donne che spesso non possono permettersi un bambino, o che non hanno una situazione molto buona per allevare un bambino. L’adozione di questi bambini è forse la cosa più ovvia. Un’altra alternativa è fornire vitto e alloggio alla madre presso una famiglia nel frattempo che la situazione migliori. La visione cristiana dice che la donna non dovrebbe mai trovarsi in una situazione di scegliere tra lei e il suo bambino, che dovrebbe in ogni caso, portare alla luce. In realtà, c’è anche una lista d’attesa per coloro che desiderano adottare bambini affetti da sindrome di Down.

Sì, la Parola di Dio ci dà una chiara e comprensibile considerazione del nascituro che è un essere umano tutelato e protetto della legge.

L’aborto non è una scelta personale, ma un problema etico grandissimo che riguarda l’intera comunità, non solo cristiana, l’intero mondo, come la pena di morte o gli omicidi devono riguardare l’intero mondo e tutti gli esseri umani. I Cristiani devono combattere contro la legalizzazione dell’omicidio degli innocenti!

Se sei ancora convinto che l’aborto sia una scelta personale altrui che non va giudicata, per favore vai su Google Immagini e digita “Abortion”. Verranno fuori una serie di fotografie che faranno cambiare idea anche al più convinto e difensore di questa disumana pratica.