Attendibilità del Nuovo Testamento

Nel corso della storia il Nuovo Testamento è stato copiato e ricopiato. Non ha, per caso, subito delle modifiche?

Esiste un concetto distorto per quanto riguarda la trasmissione del testo biblico nel corso della storia. Molti critici accusano i monaci copisti di aver alterato, per eccesso di zelo, il testo biblico, affermando così che il risultato che ne è conseguito sia stato quello di una Bibbia lontana dalla sua forma originale. Questa obiezione è di estrema importanza, perché effettivamente, se il testo biblico dovesse risultare alterato, il suo contenuto perderebbe di credibilità.

F.F. Bruce sottolinea l’importanza della questione, affermando:

Gli avvenimenti relativi al cristianesimo capitarono in un momento preciso della storia; ciò lo contraddistingue da quelle religioni o sistemi filosofici svincolati da una particolare epoca e rende di grande importanza la questione dell’affidabilità dei suoi scritti. L’accusa che la Bibbia sia stata manomessa nella trascrizione è smentita da un’abbondanza di prove contrarie.

Nel considerare l’affidabilità del testo neotestamentario, ci sono tre tipi di prove da esaminare: i manoscritti greci in cui i testi biblici furono scritti originariamente, le varie versioni nelle quali il Nuovo Testamento è stato tradotto e gli scritti dei padri della Chiesa.

Il Nuovo Testamento è stato scritto originariamente in lingua greca. Prima dell’invenzione della stampa, avvenuta nel quindicesimo secolo, tutti i libri venivano copiati a mano, ed erano quindi detti “manoscritti”. Oggi abbiamo approssimativamente 5.500 manoscritti che contengono, in forma integrale o parziale, il Nuovo Testamento. Non possediamo i manoscritti originali, ma ci sono copie molto antiche. Il Nuovo Testamento è stato scritto tra il 50 ed il 90 d.C. circa, ed è assolutamente eccezionale avere già dei frammenti di manoscritti che risalgono al 120 d.C. Ci sono una cinquantina di altri frammenti di copie risalenti a 150-200 anni dalla stesura originale, e due manoscritti principali: il Codice Vaticano (325 d. C.) e il Codice Sinaitico (350 d. C.), che sono copie dell’intero testo del Nuovo Testamento fatte duecentocinquanta anni dopo i testi originali.

Questi periodi di distacco tra gli originali e le relative copie possono sembrare considerevoli ma, posti a confronto con la maggior parte delle opere classiche dell’antichità, risultano eccezionalmente ridotti. Prendiamo ad esempio il De Bello Gallico di Cesare. La copia più recente è un manoscritto risalente a 1.000 anni dalla stesura originale. Nel caso dell’Odissea, la copia integrale più recente si allontana di ben 2.200 anni dalla data in cui Omero l’ha scritta.

I manoscritti del Nuovo Testamento sono invece cronologicamente molto vicini agli originali; ma non è tutto, perché il
numero dei manoscritti (5.500) è di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altro documento antico. La maggior parte degli scritti antichi ci sono pervenuti in un esiguo numero di manoscritti. Abbiamo ad esempio solo tre copie delle opere di Catullo, la più antica delle quali risale a 1.600 anni dalla stesura originale; degli scritti di Erodoto abbiamo otto copie scritte a distanza di 1.300 anni dagli originali.

Non basta, perché oltre al gran numero di documenti in greco originale esistono molte copie del Nuovo Testamento tradotte in altre lingue. Le traduzioni erano molto rare nell’ antichità, e quindi il loro numero elevato (18.000; e forse addirittura 25.000) costituisce un’ulteriore prova dell’ autenticità del testo neotestamentario in nostro possesso.

Oltre ai 5.500 manoscritti in lingua greca e alle 18.000 versioni tradotte vi è una terza prova a favore dell’autenticità del Nuovo Testamento. Ci viene fornita dagli scritti dei primi cristiani (commentari, lettere, ed altro): mettendo insieme le citazioni del Nuovo Testamento contenute nei loro scritti anteriori al 250 d.C., potremmo ricostruire l’intero testo neotestamentario.

John Burgon ha identificato negli scritti dei padri della Chiesa, vissuti prima del 325 d.C., oltre 86.000 citazioni del Nuovo Testamento, numero che supera di gran lunga le testimonianze lasciateci su altri testi antichi. F.F. Bruce osserva in merito che:

Le testimonianze a favore dell’attendibilità dei testi del Nuovo Testamento sono di gran lunga superiori a quelle di molti testi classici, dei quali nessuno mette in dubbio l’autenticità.

Egli mette quindi in rilievo i pregiudizi dei critici:

Se il Nuovo Testamento fosse una collezione di scritti qualsiasi, la loro autenticità verrebbe senza alcun dubbio riconosciuta da tutti.

Sir Frederic Kenyon, ex-direttore e bibliotecario capo del prestigioso British Museum, era un esperto di fama mondiale nel campo dei documenti antichi. Poco prima della sua morte, lasciò questa testimonianza a favore del testo neotestamentario:

L’intervallo che corre tra la composizione originale ed i primi manoscritti a nostra disposizione è talmente esiguo da potersi ritenere insignificante. Ciò rimuove qualsiasi ombra di dubbio sul fatto che le Scritture attualmente in nostro possesso, sono pressoché identiche ai testi originali. Perciò, sia l’autenticità che l’integrità dei libri del Nuovo Testamento possono essere accettati con piena fiducia.

 

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