False prove sulle origini dell’uomo. Smascherato il super antropologo.

Scoprì il legame con Neanderthal. “Ora la storia va riscritta”
di Paolo Valentino – marzo 2015

Il presente articolo è apparso su IL CORRIERE DELLA SERA di domenica 20/02/2015 alla pag. 17

L’Università di Francoforte sospende Reiner Protsch: per trent’anni ha manipolato i dati. «Era perfetto nel dare risposte evasive»

 

BERLINO – Contrordine, forse non discendiamo dall’uomo di Neanderthal. O quantomeno, non esiste più la prova decisiva dell’assunto, il mitico anello mancante che sembrava collegare le origini della nostra specie a quelle dei villosi preistorici. Non datava a 36 mila anni fa, non apparteneva quindi al tedesco più antico del mondo, il cranio trovato in una torbiera non lontano da Amburgo. Più normalmente, giusta l’analisi della datazione al carbonio, eseguita dall’Università di Oxford, aveva «solo» 7.500 anni: un bambino, rispetto all’ipotesi originale e fin qui considerata vera.

Così è caduta la stella del professor Reiner Protsch von Zieten, 66 anni, antropologo emerito e celebrità mondiale della disciplina. Non uno scienziato, ma un magliaro. Un bugiardone disonesto, che per più di tre decenni ha raccontato una montagna di balle, gabbando la comunità degli studiosi e spacciando per buone un’incredibile serie di patacche, che hanno influenzato e portato a conclusioni fallaci le teorie sull’evoluzione umana.

Venerdì scorso, facendo seguito ai primi risultati dell’indagine di un gruppo di esperti, iniziata nell’agosto 2015, l’Università di Francoforte ha sospeso l’accademico da ogni attività. «Siamo giunti alla conclusione – recita il rapporto della commissione d’inchiesta – che il professor Protsch abbia ripetutamente manipolato e falsificato fatti scientifici nel corso degli ultimi trent’anni».

Le conseguenze per la disciplina sono devastanti. «L’antropologia – ha detto ieri l’archeologo Thomas Terberger, l’uomo che per primo, già nel 2001, espresse dubbi sul lavoro di Protsch – dovrà rivedere completamente la sua immagine dell’uomo moderno, nel periodo compreso fra 40 mila e 10 mila anni fa». L’antropologo tedesco aveva in apparenza provato, con i suoi ritrovamenti, che umani moderni ed esseri di Neanderthal avevano vissuto nella stessa era e che, forse, avevano anche generato figli insieme: «Ora è chiaro che si tratta solo di spazzatura», ha spiegato Terberger.
Oltre alla falsa datazione del teschio dell’uomo di Hahnhoefersand, così ribattezzato dal luogo del ritrovamento, la commissione ha smascherato altre truffe di Protsch. Come la «sensazionale» scoperta della donna di Binshof-Speyer, che l’antropologo sosteneva essere vissuta oltre 21 mila anni fa e invece risaliva appena a 1300 anni prima della nascita di cristo. In un altro caso, quello di resti umani ritrovati a Paderborn, Protsch l’aveva sparata ancora più grossa, datando i frammenti ossei a più di 27 mila anni avanti Cristo, quando invece il proprietario era quasi un nostro contemporaneo, relativamente s’intende, essendo morto nel 1750. Gli esperti hanno accertato anche bugie, per così dire minori, come l’aver localizzato il ritrovamento di alcuni fossili in Svizzera, invece che in Francia.

Ma la disonestà di Protsch non sarebbe solo intellettuale. Grande amante di orologi d’oro, automobili Porsche e sigari cubani, il nostro è infatti indagato per frode dalla Procura di Francoforte, che lo sospetta di aver tentato di vendere per 70 mila dollari, a un trafficante americano, l’intera collezione di teschi di scimmie, oltre 270 esemplari, del Dipartimento d’antropologia. «Per l’università è molto imbarazzante, avremmo dovuto scoprire le sue falsificazioni molto tempo prima», ha detto il professor Ulrich Brandt, che ha guidato la commissione scientifica d’inchiesta. Brandt ha invocato come giustificazione la quasi impossibilità, nel sistema tedesco, di licenziare un funzionario pubblico e, soprattutto, la diabolica abilità di Protsch a evitare sempre di essere messo nell’angolo: «Era perfetto nel dare risposte evasive».

La vicenda ha anche un risvolto oscuro, legato alle radici familiari di Protsch, il quale, una fra le tante leggende messe in giro sul proprio conto, ha sempre detto di discendere da un generale degli Ussari. In realtà, come ha rivelato Der Spiegel , è figlio di un ex deputato nazista. Un filone dell’inchiesta interna, ancora in corso, riguarda infatti la distruzione, probabilmente eseguita su ordine di Protsch, di centinaia di documenti dell’archivio del Dipartimento d’antropologia francofortese, relativi agli esperimenti scientifici su cavie umane compiuti dai nazional-socialisti.

Il magliaro al momento non parla. L’ultima sua esternazione conosciuta risale al 14 gennaio scorso, quando avrebbe dichiarato al Frankfurter Neue Presse : «Questo è un Tribunale dell’Inquisizione, contro di me non hanno alcuna prova concreta». C’era da scommetterci.

LA STORIA DELL’UOMO MODERNO FALSIFICATA DA UNO STUDIOSO TEDESCO

Dal Corriere della Sera del 20 febbraio.

La sua Università di Francoforte ha annunciato che il professore è stato costretto alle dimissioni a causa delle numerose “falsificazioni e manipolazioni”… i suoi inganni potrebbero investire un’intera sezione della storia dello sviluppo dell’uomo, che andrebbe così accuratamente rivisitata e riscritta…”Il lavoro del Prof Protsch sembrerebbe provare che gli umani anatomicamente moderni ed i Neanderthal avrebbero convissuto, forse fino al punto di interagire e di ibridarsi. Tutto questo adesso, viene messo in dubbio”.
Sembrava essere una delle scoperte più sensazionali. I frammenti di crani scoperti in una torbiera presso Amburgo, erano stati datati a più di 36,000 anni or sono – e si sarebbe trattato del collegamento mancante tra i moderni umani ed i Neanderthal. Ciò, almeno, è quel che il Professor Reiner Protsch von Zieten – un distinto antropologo tedesco – aveva dichiarato ai suoi colleghi scienziati, ottenendo in cambio acclamazioni a livello globale, dopo essere stato invitato a datare il cranio estremamente raro. E invece, la carriera trentennale dell’accademico tedesco è ora finita in disgrazia dopo la rivelazione che avrebbe sistematicamente falsificato i dati di questo e numerosi altri reperti “dell’età della pietra”.

La sua Università di Francoforte ha annunciato che il professore è stato costretto alle dimissioni a causa delle numerose “falsificazioni e manipolazioni”. Secondo gli esperti, i suoi inganni potrebbero investire un’intera sezione della storia dello sviluppo dell’uomo, che andrebbe così accuratamente rivisitata e riscritta. “L’antropologia dovrà riesaminare dalle fondamenta il suo ritratto dell’uomo moderno tra 40,000 a 10,000 anni or sono” ha dichiarato Thomas Terberger, l’archeologo che ha scoperto il falso. “Il lavoro del Prof Protsch sembrerebbe provare che gli umani anatomicamente moderni ed i Neanderthal avrebbero convissuto, forse fino al punto di interagire e di ibridarsi. Tutto questo adesso, viene messo in dubbio”.

Lo scandalo è venuto alla luce solo quando il Professor Protsch è stato colto nell’atto di tentare di vendere un’intera collezione di crani di scimpanzé di proprietà del suo dipartimento agli Stati Uniti. Un’inchiesta ha in seguito appurato che aveva anche spacciato fossili falsi per autentici, e copiato il lavoro di altri scienziati.

Le sue scoperte sembravano indicare che i Neanderthal si fossero diffusi molto più a nord di quanto precedentemente ipotizzato.Ma l’indagine condotta dalla sua università ha appurato che il frammento di un cranio di Neanderthal, cruciale per la ricerca scientifica, che si credeva provenisse dal più antico tedesco del mondo, un Neanderthal conosciuto come Uomo di Hahnhofersand, risaliva in realtà a soli 7,500 anni or sono, secondo l’unità di datazione dei reperti dell’Università di Oxford.L’unità ha stabilito che anche altri crani sarebbero stati datati in modo erroneo.

Un’altra delle sensazionali scoperte del professore, la donna di “Binshof-Speyer” visse nel 1,300 a.C. e non 21,300 anni or sono, come era stato sostenuto, mentre l'”Uomo di Paderborn-Sande” (datato al 27,400 a.C.) morì solo qualche centinaio di anni or sono, nel 1750. “E’ profondamente imbarazzante. Naturalmente l’università si trova in una posizione davvero scomoda, al riguardo” ha dichiarato il professor Ulrich Brandt, che ha condotto l’indagine sulle attività del Professor Protsch.

Nel corso delle indagini, l’università ha scoperto che il Professor Protsch, 65 anni, una figura estrosa appassionata di orologi d’oro, Porche e sigari cubani, non era in grado di far funzionare la sua stessa macchina di datazione al carbonio. Invece, dopo essere tornato in Germania dall’America, dove aveva svolto il suo dottorato, e guadagnato il titolo di professore, si mise semplicemente ad “arrangiare le cose” per ottenere fama internazionale. In un caso, sostenne che in Svizzera sarebbe stata trovata una “mezza scimmia” antica di 50 milioni di anni, chiamata Adapis, creando sensazione in tutto il mondo archeologico. Invece, la scimmia era stata scavata in Francia, dove parecchi altri esemplari simili erano già stati trovati. Altri dettagli della vita del professore sembrano sbriciolarsi ad un più attento esame. Prima di scomparire dal campus dell’Università lo scorso anno, il professor Protsch raccontò ai suoi studenti che si trovava impegnato nell’analisi delle ossa di Hitler ed Eva Braun. Sosteneva inoltre di avere appartamenti a New York, Florida, e California, dove si trovava spesso con Arnold Schwarzenegger e Staffi Graf. Perfino l’aristocratico titolo di “von Zieten” sembra essere falso. Lontano dall’essere discendente di un generale degli ussari, il professore era figlio di un Luogotenente nazista, Wilhelm Protsch, ha rivelato il quotidiano Der Spiegel. L’università sta tentando di capire come migliaia di documenti conservati nel dipartimento di antropologia, e collegati agli orribili esperimenti scientifici dei nazisti nel 1930, sarebbero misteriosamente scomparsi, a quanto pare su precisa istruzione del professore. E’ stato altresì scoperto che alcuni dei 12,000 scheletri conservati nelle “casse d’ossa” del dipartimento, mancano della testa, probabilmente perché Protsch le vendette ai suoi amici negli Stati Uniti.

L’Università ha ammesso di avere mancato nel non comprendere prima le falsificazioni del professore. Ma ha sottolineato che, come per tutti gli impiegati statali della Germania, l’antropologo di alto profilo era virtualmente impossibile da incastrare, e si è infatti dimostrato molto complesso riuscire a risalire a lui. “Era perfetto nell’evadere le domande” ha dichiarato il prof. Brandt. “Riusciva ad essere convincente e persuasivo”. Il professore che vive a Mainz con sua moglie Angelina, non risponde alle pressanti domande della stampa, che chiede un commento sull’intera vicenda. Ma in precedenti dichiarazioni rilasciati al quotidiano Der Spiegel, ha insistito di essere vittima di un “intrigo”.

COLLEGAMENTI MANCANTI E PRESUNTE SCOPERTE PILTDOWN MAN

La più infame di tutte le frodi scientifiche fu dissotterrata nel 1912 in una fossa sepolcrale del Sussex. Con la sua immensa scatola cranica simile a quella umana, e la mandibola simile a quella della scimmia, il “fossile” dell’ “Uomo di Piltdown” fu battezzato Eoanthropus dawsoni, dal nome di Charles Dawson, l’appassionato di archeologia autore della scoperta. Per 40 anni, l’Uomo di Piltdown fu salutato come il collegamento mancante tra gli umani ed i loro antenati primati. Ma nel 1952 gli scienziati conclusero che si trattava di un falso. Datazioni al radiocarbonio dimostrarono che il cranio era di un umano risalente a soli 600 anni, mentre l’osso mandibolare era quello di un orangutango. L’intero pacchetto di frammenti fossili trovati a Piltdown – che comprendeva una mazza da cricket preistorica – erano stati messi apposta sotto terra.

L’ARCHEOLOGO DEL DIAVOLO

L’archeologo giapponese Shinichi Fujimura era così prolifico nella sua scoperta di reperti preistorici, che da guadagnarsi l’appellativo di “mani di Dio”. Sito dopo sito, Fujimura scopriva reperti di pietra e resti che spostarono indietro il limite della storia conosciuta giapponese. Il ricercatore e le sue scoperte dell’età della pietra attirarono l’attenzione internazionale e riscrissero i libri di storia. Nel 2000, l’incantesimo fu spezzato, quando un quotidiano pubblicò le immagini di Fujimura che scavava fosse e seppelliva reperti che avrebbe in seguito riscoperto, ed annunciato come scoperte sensazionali. “Sono stato tentato dal diavolo. Non so come potermi scusare per quello che ho fatto” ha dichiarato.

IL TACCHINO DI PILTDOWN

Il supposto fossile di un Archaeoraptor, che fu conosciuto come il “Tacchino di Piltdown”, venne alla luce nel 1999, quando il National Geographics pubblicò un racconto della sua scoperta. Sembrava mostrare un altro collegamento mancante – questa volta tra uccelli e dinosauri. L’Archaeoraptor sembrava rappresentare i resti di un grande uccello piumato con la coda di un dinosauro. Il fossile fu sottratto alla Cina e venduto ad un collezionista privato negli Stati Uniti per 51,000 sterline. Gli esperti iniziarono ad avere dei sospetti ed un esame più ravvicinato dimostrò che lo specimen era in realtà una “composizione” – due fossili uniti insieme da una forte colla.

da: http://www.identitaeuropea.org/
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