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13 Comments

  1. 1

    Ivano Franceschinis

    Un altro dubbio-ne ho davvero parecchi…-:davvero le varie lettere devono essere considerate come parte del canone? I Vangeli sono libri storici( e non solo, ovviamente) come anche Atti, Apocalisse si dichiara ispirato da Dio ed è scritto per essere divulgato, ma le lettere? Sono solo missive rivolte a chiese in particolare e non credo che gli autori immaginassero la loro inclusione nella Bibbia. Le interpretazioni che contengono si possono considerare esatte solo in quanto non contraddicono il messaggio dei Vangeli,ma per esempio quando Paolo dice “le donne nelle assemblee tacciano perchè non è permesso loro parlare” mi sembra si allontani dal messaggio di uguaglianza cristiano…non posso dire di conoscerti ma non credo che tu te ne resteresti sottomessa e in silenzio…

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    1. 1.1

      Sandro

      Nelle lettere sono contenuti opulenti insegnamenti relativi a Gesù, come esortazioni e spiegazioni dell’intera Bibbia, incluso dell’AT. Esse sono fondamentali come ogni altro libro e bisogna ricordare che anch’esse sono ispirate da Dio, come è scritto al loro interno. E’ per questo che fanno parte del Canone biblico, perché sono Parola di Dio.

      Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera. (2Timoteo 3:16)

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      1. 1.1.1

        Ivano Franceschinis

        nel versetto che riporti Paolo non pretende certo che le sue lettere facciano parte della Scrittura e chissà se dei Vangeli scritti già circolavano…non dico che le lettere non siano utili a una comprensione più profonda delle Scritture ma è probabile che ci siano state altre lettere, anche di altri evangelizzatori, che non sono arrivate fino a noi e che avrebbero potuto presentare interpretazioni divergenti. Dopotutto per decidere circa la circoncisone dei gentili c’è stato bisogno di un concilio nonostante lo Spirito Santo fosse certamente presente fra gli apostoli; e nella decisione finale si mantiene l’obbligo di astenersi “dal sangue, dagli animali soffocati”, obbligo che mi pare si debba rigettare se si sostiene che la salvezza avviene solo per fede

      2. Sandro

        La Bibbia è l’insieme di tutti i libri divinamente ispirati. Se ci fossero altri libri con interpretazioni divergenti, non sarebbero considerati come Parola di Dio, – come gli apocrifi. – L’AT e il NT si completano, l’uno è l’esatto adempimento delle più di 2000 profezie dell’altro, tutte relative a Cristo, e non c’è nessuna profezia che non si sia realizzata o che non sia in corso di adempimento, facendo pensare che siano necessari altri libri. L’intera Bibbia, sebbene scritta in un arco temporale di più di 1500 anni, non contiene una sola contraddizione, benché gli autori, spesso, non sapessero della presenza degli altri.
        Il testo più impellente sul canone chiuso è le Scritture stesse, a cui niente è stato aggiunto da quasi 2000 anni.

        “Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro.” (Apocalisse 22:18-19)

        Non aggiungere nulla alle sue parole, perché egli non ti rimproveri e tu sia trovato bugiardo. (Proverbi 30:6)

        Alcune osservazioni significative, prese insieme, hanno convinto la chiesa durante i secoli che il canone di Scrittura è veramente chiuso e che non sarà mai riaperto.

        Il libro di Apocalisse è unico nelle Scritture in quanto descrive dettagliatamente gli eventi della fine della storia e che precedono il futuro eterno. Siccome Genesi inizia le Scritture collegando il passato eterno con la nostra esistenza nel tempo con il solo racconto dettagliato della creazione (Genesi 1-2), c’è un silenzio parallelo dopo che Giovanni ha scritto l’Apocalisse. Questo ci porta anche alla conclusione che il canone del Nuovo Testamento fu allora chiuso.
        Come ci fu un silenzio profetico dopo che Malachia completò il canone dell’Antico Testamento, così ci fu un silenzio parallelo dopo che Giovanni scrisse l’Apocalisse. Ciò porta alla conclusione che il canone del Nuovo Testamento fu allora chiuso anche.
        Siccome non ci sono stati, né ci sono, dei profeti o apostoli nel senso dell’Antico o del Nuovo Testamento, non ci sono più possibili autori di futuri scritti ispirati e canonici. La Parola di Dio “è stata trasmessa ai santi una volta per sempre”, e non si deve aggiungere ad essa, ma invece combattere strenuamente per essa (Giuda 3).
        Delle quattro esortazioni bibliche di non cambiare le Scritture, solo quella in Apocalisse 22:18-19 contiene avvertimenti di severo giudizio divino per la disubbidienza. Inoltre, l’Apocalisse è l’unico libro del Nuovo Testamento che conclude con questo tipo di ammonizione e fu scritto più di 20 anni dopo il resto del Nuovo Testamento. I fatti suggeriscono quindi che l’Apocalisse è l’ultimo libro del canone e che la Bibbia è completa; aggiungere o togliere sarebbe contro la volontà di Dio.
        Infine, la chiesa primitiva, quella più vicino nel tempo agli apostoli, credeva che l’Apocalisse concludesse gli scritti ispirati di Dio, le Scritture.
        Possiamo dunque concludere, con un ragionamento biblico, che il canone è e rimarrà chiuso. Non ci sarà nel futuro un 67o libro della Bibbia.

        Per quanto riguarda la circoncisione e quindi, la legge:

        Che cosa diremo dunque in merito a ciò, che il nostro padre Abrahamo ha ottenuto secondo la carne? Perché se Abrahamo è stato giustificato per le opere, egli ha di che gloriarsi; egli invece davanti a Dio non ha nulla di che gloriarsi. Infatti, che dice la Scrittura? «Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia». Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito; invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia. Davide stesso proclama la beatitudine dell’uomo a cui Dio imputa la giustizia senza opere, dicendo: «Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo a cui il Signore non imputerà il peccato». Ora dunque questa beatitudine vale solo per i circoncisi, o anche per gli incirconcisi? Perché noi diciamo che la fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia. In che modo dunque gli fu imputata? Mentre egli era circonciso o incirconciso? Non mentre era circonciso, ma quando era incirconciso. Poi ricevette il segno della circoncisione, come sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono anche se incirconcisi, affinché anche a loro sia imputata la giustizia, e fosse il padre dei veri circoncisi, di quelli cioè che non solo sono circoncisi, ma che seguono anche le orme della fede del nostro padre Abrahamo, che egli ebbe mentre era incirconciso. Infatti la promessa di essere erede del mondo non fu fatta ad Abrahamo e alla sua progenie mediante la legge, ma attraverso la giustizia della fede. Poiché se sono eredi quelli che sono della legge, la fede è resa vana e la promessa è annullata, perché la legge produce ira; infatti dove non c’è legge, non vi è neppure trasgressione. Perciò l’eredità è per fede; in tal modo essa è per grazia, affinché la promessa sia assicurata a tutta la progenie, non solamente a quella che è dalla legge, ma anche a quella che deriva dalla fede di Abrahamo, il quale (come sta scritto: «Io ti ho costituito padre di molte nazioni»), è padre di tutti noi davanti a Dio a cui egli credette, il quale fa vivere i morti e chiama le cose che non sono come se fossero. Egli, sperando contro ogni speranza, credette per diventare padre di molte nazioni secondo ciò che gli era stato detto: «Così sarà la tua progenie». E, non essendo affatto debole nella fede, non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent’anni), né al grembo già morto di Sara. Neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo. Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia. Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato, ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. (Romani 4:1-25)

        la legge infatti non ha portato nulla a compimento, è l’introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio. (Ebrei 7:19)

      3. Ivano Franceschinis

        quindi al tempo dell’autore dell’Apocalisse il canone era già stabilito e condiviso? Se è così il discorso è chiuso, ma altre lettere devono per forza essere esistite e avrebbero potuto aiutarci alla comprensione (i vari testi apocrifi sono troppo assurdi per essere credibili, per quanto ne so la loro tesi principale sarebbe che il Dio dell’ AT in realtà è il demonio!).
        per quanto riguarda la circoncisione forse non mi sono spiegato bene: è ineccepibile che non sia l’osservanza della legge a salvare ma la fede, appunto perchè è ineccepibile mi stupisco che apostoli su cui è sceso lo Spirito Santo abbiano avuto bisogno di un concilio per accordarsi su questa verità;e mi stupisco che nonostante questo principio abbiano deciso di mantenere l’obbligo di astenersi “dal sangue, dagli animali soffocati”

      4. Sandro

        Non capisco sinceramente perché ti ostini tanto a pensare che forse, nel mondo, oggigiorno ci siano altri libri ispirati che non ci sono ancora pervenuti. Se oggi abbiamo la Bibbia, dobbiamo ringraziare solo Dio, perché è Lui stesso che lo permette, è Lui che nei secoli permette la sua conservazione e che garantisce che non si disperda sulla terra. Se ci fossero altri libri non è importante, giacché ciò che ci è stato rivelato è sufficiente alla nostra salvezza. Non c’è bisogno di nient’altro in più di quello che Dio ha deciso di rivelarci, e se ci fossero stati nella storia altri libri necessari alla nostra salvezza, Dio avrebbe fatto sì che essi giungessero a noi.

        Per quanto riguarda l’astensione “dal sangue, dagli animali soffocati”, nonostante la salvezza sia per fede e non per opere, adduco il capitolo 14 di Romani che lo spiega eloquentemente.

        1 Or accogliete chi è debole nella fede, ma non per giudicare le sue opinioni. 2 L’uno crede di poter mangiare d’ogni cosa, mentre l’altro, che è debole, mangia solo legumi. 3 Colui che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia, poiché Dio lo ha accettato. 4 Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi. 5 L’uno stima un giorno più dell’altro, e l’altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. 6 Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio. 7 Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e neppure muore per se stesso, 8 perché, se pure viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore; dunque sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. 9 Poiché a questo fine Cristo è morto, è risuscitato ed è tornato in vita: per signoreggiare sui morti e sui vivi. 10 Ora tu, perché giudichi il tuo fratello? O perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo. 11 Sta infatti scritto: «Come io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua darà gloria a Dio». 12 Così dunque ognuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.
        13 Perciò non giudichiamo più gli uni gli altri ma piuttosto giudicate questo: di non porre intoppo o scandalo al fratello. 14 Io so e sono persuaso nel Signore Gesù, che nessuna cosa è immonda in se stessa, ma chi stima qualche cosa immonda, per lui è immonda. 15 Ma se tuo fratello è contristato a motivo di un cibo, tu non cammini più secondo amore; non far perire col tuo cibo colui per il quale Cristo è morto. 16 Perciò quel che per voi è bene non diventi motivo di biasimo, 17 poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. 18 Infatti chi serve Cristo in queste cose è gradito a Dio e approvato dagli uomini. 19 Perseguiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla edificazione reciproca. 20 Non distruggere l’opera di Dio per il cibo; certo, tutte le cose sono pure, ma è sbagliato quando uno mangia qualcosa che è occasione di peccato. 21 È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti tuo fratello a inciampare o ad essere scandalizzato o essere indebolito. 22 Hai tu fede? Tienila per te stesso davanti a Dio; beato chi non condanna se stesso in ciò che approva. 23 Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con fede; or tutto ciò che non viene da fede è peccato.

        In questo capitolo Dio ci vuole dire che i forti nella fede, – quelli che sanno che si può mangiare ogni cosa, – non devono mai essere motivo di scandalo o di peccato per i più deboli. Se i più deboli desiderano mangiare secondo la propria coscienza solo alcuni cibi, occorre permetterglielo, perché sarebbe responsabilità dei più forti essere motivo di biasimo per i più deboli, ovvero sarebbe peccato spingere i più deboli a mangiare cibi che secondo la loro coscienza non possono mangiare, e agire contro coscienza significa esattamente cadere nel maligno. Per cui è detto di astenersi dal sangue, per non permettere che i più forti possano essere motivo di peccato per i più deboli.
        Ricordiamoci che Cristo, che non aveva peccato, ha offerto la nostra vita e l’ha sacrificata per noi senza esitare! Noi dovremmo prendere esempio da Lui, e non tirarci indietro a sacrificarci per gli altri, per l’amore della pace, poiché il Regno di Dio non è nella cucina.

      5. Sandro

        *ha offerto la Sua vita.

      6. Ivano Franceschinis

        il principio del non dare scandalo sta su un altro piano rispetto alla decisione del concilio di mantenere solo qualche obbligo: se la salvezza è solo per fede avrebbero dovuto rigettarli subito tutti. Si vede che la consapevolezza dell’inutilità di tali obblighi è arrivata gradualmente; direi che si può chiudere qui la discussione, scusa se ti ho fatto perdere tempo su particolari marginali.
        Invece trovo interessante il discorso sulla coscienza: sembrerebbe che agire secondo coscienza possa coprire le eventuali ignoranze riguardo alla Parola. Secondo te è in base a questo principio che verranno giudicati quelli che non hanno potuto conoscerLa? Secondo me sì, nella coscienza di tutti sono comunque impresse le volontà di Dio che pongono dei limiti al nostro agire e fanno sì che anche un ateo abbia un’idea di ciò che è concesso e non concesso fare. Ho perfino l’impressione che le religioni (anche quelle che sembrano implacabili nell’uniformare i propri fedeli, come per esempio l’islam) siano solo illusioni e che in realtà ogni anima abbia la sua personale religione, che coincide con la sua coscienza

      7. Sandro

        Sono d’accordo con te in parte: innanzitutto la legge non è da considerarsi inutile, poiché attraverso essa è stato possibile conoscere il peccato (Romani 7:7), ed è servita inoltre ad introdurre la speranza in Cristo, l’unico capace di poterla adempiere e di portarla a compimento per la nostra salvezza (Romani 8:3-4).
        Diversamente, è plausibile invece pensare, che tale convinzione, – di astenersi nonostante tutto da alcuni cibi, – sia stata graduale, come dici tu, essendo l’uomo fallibile, ma ritengo personalmente che la motivazione principale sia nei versetti che ti ho menzionato.
        Sono questioni marginali, sì, hai ragione, l’importante è avere fede in Cristo.
        Per quanto riguarda la coscienza la penso esattamente come te, giacché lo si evince dalla lettera ai Romani:

        Infatti tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno pure senza la legge; e tutti quelli che hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati secondo la legge, 13 perché non coloro che odono la legge sono giusti presso Dio, ma coloro che mettono in pratica la legge saranno giustificati. 14 Infatti quando i gentili, che non hanno la legge, fanno per natura le cose della legge, essi, non avendo legge, sono legge a se stessi; 15 questi dimostrano che l’opera della legge è scritta nei loro cuori per la testimonianza che rende la loro coscienza, e perché i loro pensieri si scusano o anche si accusano a vicenda, 16 nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio evangelo. (Romani 2:12-16)

        Non ti devi scusare, io credo che il confronto e il dialogo siano fondamentali per tutti, c’è sempre da imparare qualcosa dagli altri.
        Personalmente ritengo che spesso quelli che non credono, gli atei, sono posti sul penultimo gradino dalla fede più limpida, perché sono tormentati dai dubbi, a differenza di coloro che non sono ne caldi ne freddi, che non si interessano di tali questioni, – come scrisse Dostoevskij. –
        Per cui sono contento di poterti essere d’aiuto nel mio piccolo, e confrontare i miei punti di vista con i tuoi.

        🙂

      8. Ivano Franceschinis

        però la coscienza può essere influenzata dall’ambiente in cui si vive: per esempio crescendo in una società che inculca fin dall’adolescenza una sessualità libera da ogni vincolo potrebbe essere difficile sviluppare autonomamente il concetto di peccato di adulterio; ma si può essere scusati per ignoranza se si va addirittura contro il Decalogo?
        sai, mi sembra di averti portato un po’ lontano dall’argomento di questo post…credi che ChristianFaith mi sgriderà? 🙂

      9. Sandro

        Dunque, secondo me, anche se la società persuade l’uomo con valori etici divergenti da quelli cristiani, la coscienza umana non per questo soccombe, anzi sarà sempre presente dentro di noi; forse sarà più difficile ascoltarla, – o forse più facilmente ascoltabile appunto perché più in contrasto con valori sempre più abietti, – ma credo che, in questo caso, ad esempio, chiunque viva in una società in cui è permessa la poligamia, e abbia rapporti sessuali con più coniugi, non per questo significa che non abbia nei precordi del suo cuore la consapevolezza di fare qualcosa di non consigliabile, appunto per il dolore che potrebbe provocare alle persone che ha vicino. L’ignoranza dei comandamenti, non credo esista. Mi spiego meglio, i dieci comandamenti sono espressione di amore, sono l’insegnamento che Dio ha voluto darci affinché potessimo vivere in Cristo, ed essi furono da Lui stesso sintetizzati così: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» (Matteo 22:37), «Ama il prossimo tuo come te stesso» (Matteo 19:19). L’amore non ammette ignoranza. Chiunque sa cosa voglia dire amare, ma, purtroppo, non tutti si rendono conto di quanto sia impossibile all’uomo trovare il modo di compiere il bene, vivendo in un corpo di peccato (Romani 7:18-25). Per questo motivo, l’uomo ha bisogno anche della propria coscienza, per rendersi conto di quanto sia spregevole, e di quanto abbia sempre bisogno di Cristo, innalzato per noi, affinché potesse essere la via per condurci a Dio (Giovanni 3:14-19). Sia chiaro, noi non siamo in grado di redimerci da soli, la nostra coscienza è il riflesso di Dio, certo, ci aiuta ad avere la consapevolezza del bene, ci aiuta ad avere un rapporto con l’Eterno, ma è Lui che fa misericordia (Romani 9:16).

        Sì, penso che stiamo sconfinando… 🙂

  2. 2

    Ivano Franceschinis

    ma esistono studiosi che concedano a Mosè la paternità della Torah? Perchè sembra che su questo argomento le uniche certezze siano:
    1) che la Torah non è l’opera di un solo scrittore, bensì un assemblaggio di testi e
    tradizioni
    2) che non solo l’assemblaggio ma anche la composizione di questi testi appartengano a
    epoche successive, al più di poco anteriori alla monarchia -e bisogna tener presente
    anche delle revisioni sacerdotali che potrebbero aver alterato i concetti teologici
    piegandoli alla propria visione di Dio: è perlomeno sospetto il ritrovamento del libro della
    Legge durante il regno di Giosia, non tanto il ritrovamento in sè quanto il fatto che
    provochi una riforma religiosa. Possibile che gli israeliti non conoscessero già a memoria
    quello che era il principale fondamento della loro religione? Eppure la trasmissione orale
    è molto più affidabile di quello che si potrebbe credere (i testi sacri induisti dei Veda
    attraversarono indenni tremila anni di sola trasmissione orale, nonostante fossero
    accessibili solo a una esigua minoranza eletta)

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  3. 3

    Sandro

    In merito a questa domanda lascio rispondere qualcuno di più competente di me, ma permettimi di ricordarti che l’affidabilità della Torah ci perviene direttamente dagli Ebrei stessi, i quali ne riconoscono in Mosè l’autore. Inoltre voglio metterti in guardia da queste frivole teorie e ipotesi denominate scientifiche, che di scientifico non hanno proprio nulla; se tali teorie, ripeto TEORIE, le confrontiamo con la la testimonianza diretta dell’intera cultura ebraica, esse vengono fulmineamente vanificate, a causa della mancanza di fondamenta!

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