La fede cristiana è basata sull’emozione o sulla ragione?

Six-Steps-to-Real-Estate-Success[1] Gli atei affermano: «I credi religiosi sono contrari al buon senso. Non esistono angeli, diavoli, cieli, inferni, fantasmi, streghe e neppure i miracoli. Queste credenze superstiziose sono state incoraggiate allo scopo di far credere agli ingenui che, versando denaro alla classe sacerdotale, avrebbero ottenuto il favore degli dèi. Non vi è nulla di soprannaturale, nulla che sia in contrasto con le leggi della natura».

Il credente viene spesso preso in giro, poiché crede nell’ispirazione della Bibbia, nei miracoli e nella resurrezione di Gesù Cristo. Si sente dappertutto il ritornello secondo cui la fede cristiana sarebbe stata costruita sull’ignoranza.

In realtà è vero il contrario. La fede cristiana è una fede razionale ed intelligente, e la stessa Bibbia incoraggia sia il credente che il non credente ad usare il proprio intelletto quando si tratta di indagare sul cristianesimo.

Gesù ha detto:

«Ama il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» (Matteo 22:37).

L’apostolo Paolo disse a Timoteo: «Io so in chi ho riposto la mia fiducia» (2 Timoteo 1:12); e ad un gruppo di credenti a Tessaloionica ripeté: «Esaminate ogni cosa, accettando solo ciò che è buono» (1 Tessalonicesi 5:21).

L’evangelista Giovanni esortava:

«Carissimi, non credete ad ogni spirito, ma accertatevi che vengano davvero da Dio» (1 Giovanni 4:1).

Ciò implica un ampio uso della propria mente.

Ci sono altri riferimenti che ci fanno comprendere la necessità di intendere intelligentemente la fede cristiana.

«Gesù, notando la risposta saggia, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio» (Marco 12:34).

«Gesù fece alla presenza dei discepoli molti altri miracoli, che non sono stati descritti in questo libro, ma questi fatti sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Messia, Figlio di Dio, in modo che, credendo, possiate avere la vita per mezzo di lui» (Giovanni 20:30-31).

«Durante i quaranta giorni dopo la crocifissione, Gesù apparve vivo agli apostoli diverse volte, dando loro molte prove della sua resurrezione. In queste occasioni, parlò loro delle cose che riguardavano il regno di Dio» (Atti 1:3).

«… chiedendo a Dio, il Padre glorioso del nostro Signore Gesù Cristo, di darvi uno spirito saggio e di rivelarsi a voi, in modo che possiate conoscerlo pienamente. Prego che i vostri cuori siano inondati di luce, perché sappiate a quale futuro Dio vi ha chiamati e qual è la ricchezza della gloria della sua eredità per noi cristiani» (Efesini 1:17, 18).

«Dato che siete persone intelligenti, giudicate voi stessi se ciò che dico è giusto» (1 Corinzi 10:15).

Nella Scrittura non esiste neanche un brano che definisca la fede come qualcosa di irragionevole o di insensato, anzi ci sono molti passi che indicano proprio il contrario. “Non pensare” non è uno dei dieci Comandamenti.

Nell’Antico Testamento Dio ha mostrato profondo rispetto per l’intelletto umano. Attraverso Mosè ed Aronne, Egli fece un miracolo per dimostrare al Faraone la loro missione divina (Esodo 7:9). Disse agli Israeliti di non tenere in alcun conto qualsiasi profeta che facesse false predizioni (Deuteronomio 18:22).

Egli sfidò gli idoli a provare che erano dèi veri:

«Presentate la vostra causa, dice l’Eterno; esponete le vostre ragioni. Annunziateci quel che succederà più tardi, e sapremo che siete degli dei; sì, fate del bene o del male onde noi lo veggiamo, e lo consideriamo assieme» (Isaia 41:21-23).

E poiché gli idoli restarono inattivi, Dio disse:

«Ecco, voi siete niente, e l’opera vostra è da nulla (Isaia 41:24).

Molti cristiani non sanno perché credono in Gesù, ma la Scrittura li esorta alla conoscenza perché, «Se qualcuno vi domanda ragione della vostra fede, siate sempre pronti a rispondere» (1 Pietro 3:15). Anche se alcuni cristiani non hanno una conoscenza profonda della propria fede, la verità del cristianesimo rimane la stessa, nonostante l’ignoranza di alcuni credenti.

Abbiamo visto che la Bibbia ci esorta ad usare l’intelletto per credere in Gesù, ma è anche vero che non si può giungere a Gesù solo con la mente: è indispensabile anche la fede, benché si tratti di una fede basata sui fatti, non su false speranze.

Oggi c’è chi vorrebbe presentare la fede cristiana come una sorta di salto nel buio, mentre essa è in effetti un balzo verso la luce. L’apostolo Paolo, mentre difendeva la fede cristiana dinanzi ad un re incredulo, disse: «Il re Agrippa conosce molto bene queste cose e gliene posso parlare francamente, perché sono sicuro che non è all’oscuro di questi fatti, che non sono avvenuti di nascosto!» (Atti 26:26).

I fatti riguardanti Gesù erano ben noti a questo re ed alle altre persone che vivevano in quell’epoca, e potevano essere valutati e verificati da chiunque desiderasse accertarne la validità. I miracoli di Gesù erano avvenuti sotto lo sguardo di tutti e, per questo motivo, i primi cristiani sfidarono il mondo a verificare “se le cose stavano così”.

Non dissuasero coloro che erano scettici dicendo: «Credi e basta», ma sollecitarono la loro curiosità a verificare i fondamenti della fede cristiana (Atti 17:11).

La fede del cristiano non è solo aperta alla verifica, ma è anche esposta alla falsificazione, vale a dire che il non cristiano è incoraggiato non solo a verificare le asserzioni di Gesù Cristo, ma a ricercare qualche prova valida che dimostri l’inaffidabilità del cristianesimo. Molte persone, come ad esempio l’avvocato Frank Morrison ed il generale Lew Wallace, autore di Ben Hur, hanno tentato di dimostrare che il cristianesimo è falso ma, dopo aver valutato bene le prove, sono divenuti essi stessi cristiani.

Se quella che praticano i cristiani fosse solo una “fede cieca”, perché vi sono tante persone colte che diventano credenti dopo aver accuratamente studiato le prove?

La fede cristiana resiste ancora proprio perché è fondata sulla verità. «Gesù gli disse: ‘Io sono la.. .verità’» (Giovanni 14:6).

La scelta di diventare cristiano dovrebbe esser fatta dopo un’accurata riflessione, non in uno stato emozionale, ma comprendendo bene quello che si sta facendo. Se si presta la dovuta attenzione alle prove, si può essere certi che, a lungo andare, occorrerà in realtà più fede per non credere. I fatti parlano chiaro a chiunque desideri essere intellettualmente onesto sulla questione della vera identità di Gesù Cristo, e se si è davvero imparziali occorrerà una “fede cieca” in qualcosa di alternativo per respingere le attestazioni fatte «per mezzo di molte prove» (Atti 1:3).

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