La nascita della Chiesa Anglicana

enrico-ottavo[1]Il distacco dell’Inghilterra dall’osservanza cattolica e il conflitto fra la monarchia e il papa ebbe qualcosa di paradossale. La politica religiosa inglese raggiunse un risultato geniale per compromesso e pragmatismo: una Chiesa di Stato, la Chiesa Anglicana, teologicamente vicina sia a quella cattolica sia a quella riformata, ma indipendente da entrambe.

Enrico VIII fu uno dei più grandi re della storia d’Inghilterra. Abbastanza colto e molto popolare, scrisse nel 1521 uno dei più riusciti ribelli antiluterani che la propaganda cattolica sia stata capace di produrre. Il libretto, dedicato alla difesa dei sette sacramenti, gli valse, da parte del papa, il titolo di “difensore della fede”. Anche se non erano molti i sovrani europei capaci di scrivere un buon trattato di teologia, i più conoscono il re per le vicende dei suoi sei matrimoni.

La vicenda del primo divorzio, anche per i suoi risvolti drammatici, messi in evidenza da numerose opere teatrali e cinematografiche, come l’Enrico VIII di Wiiliam Shakespeare, è nota. Costretto, per ragioni politiche, a sposare la vedova del fratello maggiore Caterina d’Aragona, il giovane re faticò non poco a ottenere una speciale dispensa per quel matrimonio esplicitamente vietato dalla Bibbia. Il papa, conciliante, deliberòcateri3[1] in suo favore, anche perché il  matrimonio precedente non era stato consumato. Quando la salute cagionevole della regina non consentì più a Enrico, che era un uomo pieno di vigore, di sperare nel tanto sospirato erede maschio, il re pensò bene di chiedere l’annullamento del matrimonio. Ciò che chiedeva era che il papa Clemente VII riconoscesse l’errore del suo predecessore nel concedere la dispensa, in modo tale da considerarsi libero di sposare la nobile Anna Bolena di cui si era nel frattempo invaghito.

Il papa, che aveva appena subito il sacco di Roma (1527) da parte delle truppe di Carlo V, imperatore e nipote della regina d’Inghilterra, non poteva permettersi di fare uno sgarbo ai Tedeschi che occupavano ancora gran parte dell’Italia. Così, dì fronte alle esitazioni della Curia papale, re Enrico convocò una corte ecclesiastica, guidata dal nuovo arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer (1489-1556), che accordò l’annullamento richiesto. Il papa, preoccupato di far valere la sua giurisdizione in un momento in cui in tutt’Europa essa sembrava essere continuamente calpestata, ribadì la validità del matrimonio fra Enrico e Caterina e condannò il re d’Inghilterra. Con l’Atto di Supremazia del 1534, il re si proclamò capo supremo della Chiesa d’Inghilterra sulla terra e tutti i rapporti con l’amministrazione ecclesiastica romana furono troncati. A preti e funzionari fu chiesto un giuramento di fedeltà al sovrano in quanto capo della Chiesa: chi, come l’umanista Thomas More (1478-1535), autore della celebre Utopia, non vi si piegava, venne condannato a morte.

Lo scisma era consumato, ma l’Inghilterra non era ancora protestante. Uno dei primi atti del re nella direzione della Riforma fu il proclama che obbligo tutte le parrocchie del regno a possedere una BibIia in inglese che avrebbe dovuto essere tenuta sempre a disposizione di tutti. Piccoli e grandi monasteri furono aboliti e i loro beni incamerati dalla Corona che li vendette ai nobili e ai ricchi borghesi proprietari terrieri. La rivolta delle provincie settentrionali, nota con il nome di ‘Pellegrinaggio di Grazia’, fu repressa nel sangue. Tuttavia il re si proclamava ancora difensore della dottrina cattolica.

Nel 1539 fece votare dal parlamento i “Sei articoli” che ribadivano i principali dogmi del Cattolicesimo. La posizione intermedia di Enrico fu ribadita fino alla fine del suo regno, quando mandò a morte sia clementi protestanti accusati di eresia sia esponenti cattolici accusati di tradimento. Bisogna aspettare l’opera dei suoi successori e in particolar modo quella della regina Elisabetta perché si compia il passaggio dell’Inghilterra alla fede protestante.

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