L’idolatria religiosa e superstizione

Collocare una Bibbia od un libro religioso sotto il guanciale o su parti malate del corpo umano. Portare addosso reliquie di santi e venerarli.

Ogni culto reso ad immagini e statue. Questo è severamente condannato dalla Scrittura (Esodo 20 :4-7; Lev. 26 : 1; Deut. 4 : 12-19; lsaia 40 : 18; Romani 1 : 23; Atti 17 : 29); tale culto costituisce un grave pericolo per i cristiani.

Pretendere che l’immagine non viene adorata per sè stessa, ma per la persona divina che in essa è rappresentata, come d’altronde tacevano gli israeliti, non è che un pretesto che non ha valore davanti a Dio ed alla Sua Parola. Iddio chiede di essere adorato «in spirito ed in verità» (Giov. 4 : 24), e non secondo i sensi; poiché questi conducono inconsciamente all’idolatria e all’adorazione degli «eserciti del cielo».

Nella Parola di Dio troviamo questo avvertimento solenne:

«Vegliate diligentemente affinchè non vi corrompiate», diventando idolatri come fecero coloro che avevano preteso da Aaronne che fosse loro fabbricata una figura tangibile dell’iddio vivente, che li aveva tratti dall’Egitto con mano forte e braccio potente (1 Cor. 10 : 7; Esodo 32 : 1, 4; Deut. 4 : 16-19; Atti 7 : 40-42; Neh. 9 : 10).

Le preghiere indirizzate ai santi, i quali vengono invocati come mediatori presso Dio, non solo non corrispondono ad alcuna promessa nella Scrittura, ma celano un pericolo, cioé quello di rivolgersi inconsciamente agli «eserciti del cielo» o agli spiriti dei defunti, e di cadere così sotto l’imperio di forze spiritistiche come pure nelle preghiere per i morti. Gesù disse:

Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giov. 14 : 6; Rom. 5 :10-11; 17; Ebrei 10 : 19- 23).

«Poichè vi è un solo Dio ed anche un solo Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; tatto che doveva essere attestato a suo tempo» (1 Tim. 2 : 5-6; Ebrei 9 : 15; 12 : 24).

Usare oggetti «consacrati» o «benedetti» contro la malattia, la sfortuna, il fulmine, l’incendio; per esempio: ceneri, erbe, acqua, sale, ceri, tela, terra di cimitero, ecc;

Ripetere un certo numero di preghiere o di «Pater» con lo scopo di ottenere da Dio qualche cosa (Matt. 6 : 7).

Abusare del Nome di Dio (Esodo 20 : 7). Usare quel Nome senza motivo, senza riflessione e rispetto; oppure per giurare o pronunciare voti, o per giuramenti falsi (Lev. 19 : 12), per ipocrisia, per menzogne, ingiustizie e bestemmie (Prov. 30 : 9; Is. 52 : 5; Ger. 34 :16; Lev; 24 :16; Ezec. 36 : 20: Matt. 7 : 21-23. Rom. 2 : 24).

Pronunziare il Nome di Dio o della Trinità mentre si preparano medicamenti, mentre vengono applicati o ancora per scongiurare il male, ecc; (Atti 19 : 13-19).

Abusare della Santa Cena o del Battesimo, per ottenerne effetti magici, pur rimanendo nel peccato, invece di convertirsi, di passare per la nuova nascita e di progredire nella via della santificazione, con una fede infantile nella Parola di Dio, nell’opera di redenzione compiuta dal Sacrificio di Cristo.

Dare, per così dire, qualche istante di «ricreazione» a Dio, con qualche preghiera ripetuta più volte.

Fare adagio e compostamente segni della croce, inchini e genuflessioni ogni volta che si vuole scongiurare un pericolo; e come segno di riverenza passando davanti a qualche oggetto sacro.

Non appoggiarsi, per qualche tempo, stando in ginocchio in preghiera.

In una discussione, che sta per diventare troppo vivace, «rifugiarsi» in un’Avemaria, o in una preghiera.

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