Tolleranza Religiosa
51685ce13c185.preview-620[1]Diversi sono gli atteggiamenti delle persone nei confronti di altri di religione diversa.
“C’È UN SOLO DIO ED È IL MIO”

La maggior parte della gente crede fermamente nella verità assoluta della propria religione, e non ammette che anche la religione di altri possa essere, a modo suo, vera. Infatti – essi dicono – come possono essere ugualmente vere due religioni che non si assomigliano affatto, che prescrivono comportamenti diversi ai propri credenti, e che non concordano neppure su ciò che è lecito mangiare? Come può Dio – o gli dei – essersi manifestato in modi talmente differenti alle due genti? Evidentemente queste persone, che hanno religione diversa dalla nostra, hanno torto, e bisogna fare in modo che essi si avvedano del loro errore.

“GLI ALTRI HANNO TORTO E IO LI ELIMINO”

Tra coloro che ritengono che ci sia una sola vera fede (la propria), mentre tutte le altre sono false e idolatriche, qualcuno dichiara che l’unica soluzione è di eliminare il culto di queste genti, anche a costo di impiegare la violenza. Bisogna sopprimere tutto ciò che riguarda il culto avversario: distruggere i luoghi sacri, cancellare le rappresentazioni delle false divinità (che offendono quella vera), impedire ai devoti dell’altra religione di esercitare il proprio culto. E se gli infedeli si opporranno a simili misure, rifiutandosi di ritrattare la propria fede per convertirsi all’unica vera religione, bisognerà costringerli con la forza, o addirittura ucciderli: è Dio stesso (o gli dei) che lo vuole. • Ma siamo sicuri – ribatte l’ altro – che sia proprio questa la volontà divina? Il nostro Dio (o i nostri dei) ci ha insegnato che uccidere un essere umano è male, e che non si deve fare agli altri ciò che non si vorrebbe fosse fatto a sé. Si può sospendere questa regola, e proprio in nome della fede religiosa? • C’è anche un altro problema. Poniamo che certi siano altrettanto convinti di quanto lo siamo noi della verità della propria religione: potrebbero rispondere alla nostra violenza con altra violenza. Siamo forti, e forse per un certo periodo potremmo avere il sopravvento su di loro. Ma dopo qualche tempo questi, o i loro figli, potrebbero ricambiare le offese subite. È proprio questo che vogliamo?

“GLI ALTRI HANNO TORTO E IO LI CONVINCO”

• Piuttosto che sterminare tutti coloro che non aderiscono alla vera fede, occorre spiegare loro perché hanno torto, e convincerli della superiorità della nostra religione. Facciamogli capire che solo se abbandonano la loro falsa religione in favore di quella vera, essi potranno ottenere la salvezza, per accedere alle delizie di un mondo migliore. Dio (o gli dei), che è dalla nostra parte, ci guiderà e ci farà capire come parlare ai cuori di queste persone diverse da noi. Molti trovano che questa sia la migliore soluzione possibile, poiché raggiunge lo scopo senza ricorrere alla violenza. Ma qualcuno solleva un’obiezione: • Se Dio (o gli dei) avesse voluto che queste persone di religione differente dalla nostra osservassero la nostra religione, perché non ha fatto in modo che ciò accadesse? Avrà avuto i suoi buoni motivi, e chi siamo noi per sostituirci a lui/lei/loro? Forse c’è una ragione per cui la Verità è stata comunicata solo a noi. • Oltretutto, come possiamo essere sicuri che questi accettino di buon grado di convertirsi, e che non ci rispondano: “e chi vi ha detto che la vostra religione è più giusta della nostra? Per noi è vero il contrario”.

“GLI ALTRI HANNO TORTO E IO LI IGNORO”

• Evidentemente Dio (o gli dei) ha voluto che fossimo noi soli a ricevere la sua Verità. Forse tra tutte le sue creature ama noi in modo particolare, e quindi non spetta a noi di preoccuparci per ciò in cui credono gli altri. Propongo di continuare a osservare la nostra tradizione, ignorando la religione degli altri. Qualcuno osserva che, vivendo fianco a fianco con altri di differente religione, sarebbe difficile evitare ogni contatto con loro. O si decide di dividere il territorio in due, per permettere a ciascun gruppo di coltivare le proprie usanze e di esercitare la propria fede in autonomia, oppure si deve trovare un modo per regolare i rapporti tra i due gruppi senza intaccare la dimensione religiosa.

“SIAMO TUTTI UNO STESSO DIO”

Nell’assemblea si alza una persona, che fino a quel momento ha ascoltato in silenzio i discorsi degli altri, e dice: • C’è un’idea che accomuna tutte le vostre proposte, e che vorrei contestare: secondo voi, queste persone diverse in religione hanno torto perché non credono alle stesse cose a cui crediamo noi. Per questo motivo vi soffermate sulle differenze che separano la religione nostra da quella loro, senza tenere conto di tutto ciò che le avvicina. • Non vi viene in mente che, forse, Dio (o gli dei) abbia voluto manifestarsi alle diverse genti in modo leggermente diverso, a seconda delle usanze e delle consuetudini di ciascuna? Una stessa madre si rivolge in maniera diversa a ciascuno dei suoi figli, pur amandoli dello stesso amore, perché riconosce in essi delle differenze di carattere e di disposizione. Così, sebbene le manifestazioni religiose siano molto diverse tra loro, esse potrebbero essere fatte risalire a un unico principio trascendente, per cui non ci sarebbe nessuna sostanziale differenza tra il nostro Dio e quello degli altri. Tutte le religioni costituiscono altrettante strade per raggiungere la stessa meta: l’Essere eterno è uno, ma gli esseri umani lo chiamano in molti modi. Molti di noi rimangono colpiti da queste parole. Ma non è ancora chiaro quali conseguenze si debbano trarre dal discorso. Se siamo tutti uno stesso Dio, come ci si deve comportare con gli altri di religione diversa?Qualcuno osserva che, stando così le cose, ciascuno dovrebbe poter raggiungere la salvezza seguendo liberamente il percorso che la propria tradizione di appartenenza gli/le consiglia. Il che significherebbe che la nostra religione non sia più vera di quella degli altri, supposizione che pochi di noi sarebbero disposti ad accettare.Qualcun altro fa notare che, per lo stesso motivo (proprio perché ogni religione parla dello stesso Dio), se uno di noi si sentisse più attratto alle usanze degli altri di diversa religione che a quelle della propria tradizione, dovrebbe essere libero di convertirsi all’altra religione, con la piena approvazione della religione d’origine. Oppure potrebbe scegliere di creare una sintesi personale tra le diverse religioni, selezionando da ciascuna gli elementi che più gli/le si addicono. Al che alcuni insorgono: • Troppo comodo: chi appartiene a una comunità religiosa contrae con essa degli obblighi di lealtà. Non si può essere di una religione e al contempo di un’altra. • Perché no? – risponde il primo. – Sono figlio di mia madre e di mio padre, e li onoro entrambi, ciascuno a modo suo. • Ma che succede se tuo padre e tua madre la pensano diversamente su qualche aspetto della tua educazione? Se non si mettono d’accordo, il volere di uno dei due finisce col prevaricare su quello dell’altro. Chi ti assicura che, prima o poi, non ti troveresti a dover violare i precetti della nostra religione per rispettare quelli di un’altra? • Capisco la tua obiezione, sebbene creda che, se dovessi trovarmi in una situazione del genere, cercherei di ascoltare la mia coscienza. • Mi viene in mente un’altra possibilità – interviene un altro membro dell’assemblea. – Si potrebbero cercare le basi comuni delle due religioni per ravvicinare e per riunire tutti i credenti sotto un’unica fede. Se siamo tutti uno stesso Dio, allora non dovrebbe esistere che una sola religione universale. Questa religione unica dovrebbe essere ugualmente accessibile a tutti gli esseri umani. • Una simile religione naturale, portatrice di tolleranza e di equilibrio sociale, si potrebbe ridurre a poche idee molto semplici: Dio esiste (o gli dei esistono), ha creato il mondo e premia la buona condotta in una vita futura. • Ma chi decide qual è la buona condotta? Quella descritta dalla nostra religione o quella di cui parlano gli altri? Il rischio è che, soffermandosi esclusivamente sui punti in comune tra le due religioni, si perdano di vista le differenze, che la buona volontà non basta ad annullare del tutto. Per molti di noi la religione naturale c’è già, ed è la propria. Suppongo che lo stesso valga per gli altri di altra religione: quando ci riuniremo per confrontare le nostre rispettive credenze, è probabile che non riusciremo a metterci d’accordo su ogni punto, e che ognuno cercherà di spingere l’altro ad accettare le proprie verità, facendole passare come naturali.

Finora abbiamo parlato come se esistesse un’unica Verità, anche se abbiamo ammesso che forse le varie religioni, ciascuna con la propria verità parziale, La intendono in modi diversi.

E se invece le verità fossero tante?

“OGNUNO HA IL SUO DIO E VA RISPETTATO”

• Noi abbiamo il nostro Dio, e lo onorano nel modo che ci sembra più giusto. Ma anche gli altri celebrano il proprio Dio (o i propri dei) secondo le loro leggi e, per quanto ne sappiamo, in perfetta buona fede. Non è affatto detto che il nostro Dio (o dei) corrisponda al loro. E se anche il nostro Dio e quello degli altri sono lo stesso, comunque non ci è dato di sapere chi, tra i due gruppi, lo onori meglio. Non conviene, dunque, accettare che ognuno abbia il proprio Dio (o dei), e come tale vada rispettato, anche se non condiviso?

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