Gesù e le donne

Non c’è nessuna motivazione biblica e storica per ritenere le donne inferiori agli uomini, nemmeno nel ministero della predicazione, anzi, si sostiene che Gesù fosse praticamente a favore delle donne in ogni aspetto della vita.

samaritanwoman[1]Gesù, vissuto in Palestina duemila anni fa, che noi cristiani riconosciamo come Signore e Salvatore, viene ritenuto come modello da “imitare” per quanto più possibile. Gesù è per la promozione della parità delle donne con gli uomini, una persona che difende le donne e il loro trattamento soprattutto come esseri umane, nonostante tutto questo fosse in contrasto con la cultura sociale del momento storico in cui visse.

Alla dimostrazione di tale tesi, si può affermare senza dubbio che Gesù non ha mai detto o fatto qualcosa che possa portarci a pensare che le donne debbano subire un trattamento diverso in quanto inferiori agli uomini, ma al contrario, egli ha detto e fatto cose che stanno ad indicarci del suo pensiero di parità, violando quindi volontariamente gli usi e la mentalità sociale del tempo in cui visse.

Questa tesi può essere documentata attraverso la semplice lettura dei quattro Vangeli. In realtà, Gesù si rivolgeva chiaramente e soprattutto alle classi di “esseri inferiori”, come i poveri, gli storpi, i peccatori – e donne – diffondendo il messaggio di libertà e uguaglianza nel Regno di Dio. Ma ci sono due fattori qui che vanno spiegati: la condizione delle donne in Palestina al tempo di Gesù e la natura dei Vangeli. Entrambi devono essere analizzati in dettaglio, particolarmente il primo.

La situazione delle donne in Palestina

La situazione delle donne in Palestina al tempo di Gesù era decisamente quella di subordinazione agli uomini, di esseri inferiori. Nonostante il fatto che vi siano state diverse eroine registrate nelle Scritture, secondo i rabbini del tempo – e per molto tempo dopo – le donne non avevano il diritto di studiare le Scritture (Torah). Un rabbino del primo secolo, Eliezer, pone il punto forte:

“Piuttosto che affidare la Torah ad una donna, essa andrebbe bruciata… Chi insegna a sua figlia la Torah è come se le insegnasse la lascivia.”

Nell’area della preghiera, di vitale importanza, le donne sono state così poco considerate, tanto che non sono stati dati loro nemmeno gli obblighi dati gli uomini, tanto poco importava della loro salvezza. Per esempio, le donne, insieme con i bambini e gli schiavi, non erano obbligate a recitare la preghiera del mattino (Shema), né preghiere ai pasti. In realtà, il Talmud afferma:

“Che venga una maledizione sull’uomo che ha bisogno che sua moglie o i suoi figli chiedano grazia per lui…”

Inoltre, nella preghiera quotidiana degli ebrei c’è un triplice ringraziamento:

“Sia lodato Dio, che non mi ha creato un gentile; sia lodato Dio, che non mi ha creato donna; sia lodato Dio, che non mi ha creato un uomo ignorante.”

È stata ovviamente una versione di questa preghiera rabbinica che Paolo discute nella sua lettera ai Galati:

“Non vi è né Ebreo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

Le donne sono anche ampiamente limitate nella preghiera pubblica. Non è stato (e non è) nemmeno possibile per loro di essere considerate per il raggiungimento del numero necessario per il quorum per formare una congregazione comunale per il culto – in quanto erano ancora considerate al dei bambini e degli schiavi (c’è un interessante parallelo nel corrente canone 93 del Codex Iuris Canonici, che raggruppa le donne sposate, i minori, e le folle). Nel grande tempio di Gerusalemme, esse sono limitate ad una parte esterna, la “corte delle donne”, situata molto dietro rispetto a quella degli uomini. Nelle sinagoghe, le donne sono state anche separate dagli uomini, e, ovviamente, essi non sono stati autorizzati a leggere ad alta voce per farle ascoltare. Lo stesso vale ancora nelle sinagoghe di oggi – cannon 1262 del CJC afferma anche che “in chiesa, le donne devono essere separate dagli uomini.”.
Oltre alla disabilità del le donne nelle aree di preghiera e di culto, esse erano emarginate anche a livello sociale nella vita di tutti i giorni. Uno studioso della Di Scrittura, Pietro Ketter, scrive:

“Un rabbino considera il parlare con una donna in pubblico come un atto di perdita della sua dignità, come peraltro positivamente malfamato. I Proverbi dei Padri contengono l’insegnamento che recita: “Parla poco con la donna.”

Dal momento in cui quì si intende la propria moglie, come si applica questo alle mogli degli altri? I saggi dicono:

“Chi parla molto con una donna si attira verso di sé disgrazia, trascura la Legge, e, infine, guadagna l’inferno…”.

Se questo si applicasse semplicemente alle mogli degli altri, potrebbe significare un invito ad evitare situazioni che porterebbero poi all’adulterio o soltanto alle male lingue, ma siccome questo insegnamento si applica a qualunque tipo di donna, la moglie, la sorella, la figlia, la motivazione può essere solo ricercata nell’arroganza maschile di superiorità. Questo insegnamento mette in guardia gli uomini allo stesso modo in cui li mette in guardia dalle cattive compagnie, ciò significa che stare accanto alla donna non è salutare. In aggiunta, salvo in rarissimi casi, le donne non sono stati ammesse a testimoniare nei tribunali ebraici. Alcuni filosofi, come ad esempio anche Philo, un contemporaneo di Gesù, sostengono che le donne non dovrebbero lasciare le loro famiglie, ad eccezione di quando vanno nelle sinagoghe, e che le ragazze non dovrebbero mai varcare la soglia di casa che separa la zona dei maschi da quella delle femmine della famiglia.”

In generale, questo l’atteggiamento verso le donne è stato legalizzato dalle istituzioni. Nella stragrande maggioranza dei casi, la funzione delle donne è stata sempre quella di fare figli e allevarli; le donne sono state quasi sempre sotto la tutela di un uomo, o del padre o del marito, e se vedova, del fratello del marito defunto. La poligamia – nel senso di avere più mogli, ma non nel senso di avere più mariti – era legale tra ebrei al tempo di Gesù. Alle donne in Palestina non è stato mai dato il permesso di ripudiare le loro mariti, ma il contrario era legale.

I proverbi rabbinici insegnano anche l’atteggiamento che bisogna avere verso le donne:

Il bene regna sulle famiglie i cui figli sono di sesso maschile, ma nessun bene regna su quelle i cui figli sono di sesso femminile… Alla nascita di un ragazzo tutti sono lieti e felici, ma alla nascita di una ragazza sono tutti tristi… Quando nasce un bambino, la pace viene al mondo, quando nasce una bambina, non ne viene nulla di buono… Anche la più virtuoso delle donne è una strega… I nostri maestri dissero: “Quattro qualità sono presenti nelle donne: sono avide del loro cibo, tendenti ai pettegolezzi, pigre e gelose”.

La condizione delle donne nel giudaismo palestinese è stata quindi desolante.

La natura dei Vangeli

I Vangeli, ovviamente, non descrivono i fatti di vita e la cultura ai tempi di Gesù di Nazareth, come le si potrebbero trovare nei libri di attualità oggigiorno o nelle biografie critiche antiche. Piuttosto, essi sono quattro diverse dichiarazioni della comunità primitiva sulla vita, predicazione, morte e resurrezione del Messia, il Signore e Salvatore del mondo. Essi vengono da una grande varietà di fonti, scritte e orali, scritte in un periodo di tempo molto lontano sia per tempo che per usi e costumi, e in base al alle esigenze di evangelizzazione del momento in cui si trovarono a vivere. Dato che gli scrittori del Vangelo non erano dei critici storici del Ventesimo secolo, non hanno posto particolare attenzione, né sono stati interessati a vagliare tutti i propri pregiudizi culturali e le ipotesi, infatti, è certo che non erano nemmeno consapevoli di cosa fosse il “fattore culturale”.

Questa critica moderna, naturalmente, non giudica il carattere storico e la veridicità dei Vangeli, ma si limita a descrivere il tipo di documenti nel loro contesto storico per meglio capirli. Il suo valore spirituale sta nel fatto che i cristiani moderni sono aiutati a conoscere molto più precisamente ciò che Gesù volesse dire con alcune sue dichiarazioni e sue azioni segnalate dalle prime comunità cristiane. Con questa nuova conoscenza della natura dei Vangeli, è più facile fare distinzione fondamentale tra le verità religiosa che deve essere trasmessa e gli usi espressi nel Vangelo.

Quanto Gesù ha detto o fatto ci arriva solo attraverso la lente dei primi cristiani. Se non ci fosse alcun significato religioso particolare in un determinato uso o tradizione culturale, ci si aspetterebbe che questo sia riflettuto anche in Gesù. Invece ciò non accade, in quanto Gesù non mostra avere questi usi del tempo, infatti li contrasta eliminando tutte le tradizioni, le distinzioni gerarchiche e sessuali tra gli uomini. Il fatto che la stragrande maggioranza di persone avessero un atteggiamento negativo nei confronti delle donne in Palestina non è giustificato né riportato come insegnamento dalla comunità cristiana primitiva.

Donne discepole di Gesù

Gesù e le discepole
Gesù e le discepole

Una delle prime cose notate nei vangeli riguardo l’atteggiamento positivo di Gesù nei confronti delle donne è che Egli ha insegnato loro il Vangelo, il significato delle Scritture e le verità religiose in generale. Quando viene ricordato che nel giudaismo è ritenuto improprio, e anche osceno, insegnare le Scritture alle donne, l’azione di Gesù rappresenta una straordinaria e deliberata decisione di rompere l’odiosa tradizione contro di loro. Inoltre, le donne divennero discepoli di Gesù, non solo nel senso di apprendimento, ma anche nel senso di seguirlo nei suoi viaggi e ministero. Un certo numero di donne, sposate e non, sono state regolarmente seguaci di Gesù. In Luca 8:1-3, molte sono menzionate nella stessa frase con i Dodici:

In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunziando la buona notizia del regno di Dio. Con lui vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza, l’amministratore di Erode; Susanna e molte altre che assistevano Gesù e i dodici con i loro beni.

Il significato di questo fenomeno delle donne a seguito di Gesù, che apprendevano e facevano ministero per lui, può essere adeguatamente apprezzato quando ci si rende conto che, non solo non sono state le donne a leggere o studiare le Scritture precedentemente, ma in casi particolari esse hanno lasciato anche le loro famiglie, sia come figlia, come moglie, o membro di un harem.

Non c’è solo la resurrezione di Gesù nei Vangeli. Ci sono altri tre racconti di resurrezione operate da Gesù e tutti coinvolgono direttamente una donna. La prima è la risurrezione della figlia di Iario (Mt 9:18; Mc 5:22; Lc. 8:41). Una seconda resurrezione è quella operata da Gesù sull’unico figlio della vedova di Nain: “Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!».” (Lc. 7:13) La terza risurrezione eseguita da Gesù è stata quella di Lazzaro, su richiesta delle sue sorelle Marta e Maria (Gv. 11:43-44). Furono proprio le due sorelle che mandarono a chiamare Gesù a causa della malattia di Lazzaro. Ma quando Gesù arrivò, Lazzaro era morto da quattro giorni. Marta invocò Gesù e lo supplicò per la resurrezione del fratello defunto: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. E anche ora so che qualunque cosa si chiede a Dio, Dio la darà”. Successivamente, Maria venne a Gesù e disse lo stesso. Quando Gesù la vide piangere le disse:”Dove avete posto il corpo?” Risposero: “Signore, vieni e vedi”. Gesù scoppiò in un pianto e Lazzaro resuscitò.

Quindi Gesù ridiede la vita ad una donna e resuscitò due uomini sempre perché delle donne glie lo avevano chiesto.

Ci sono due ulteriori dettagli che dovrebbero essere noti in questi tre storie di risurrezione. Un primo dettaglio è che solo nel caso della figlia di Giairo Gesù ha toccato il corpo – il quale doveva essere considerato impuro, secondo le leggi. Nel caso dei due uomini, Gesù non li ha toccati, ma semplicemente disse, “Giovane uomo, io dico a te, risorgi”, o “Lazzaro, vieni fuori”. Bisogna almeno chiedersi il motivo per cui Gesù ha scelto di violare le leggi di purità rituale, al fine di aiutare una donna, ma non un uomo. Il secondo dettaglio è in Gesù, dopo il colloquio con Marta ha invocato per la risurrezione di Lazzaro. Gesù stesso ha dichiarato di essere la risurrezione, ( “Io sono la risurrezione e la vita.”), l’unica volta che ha fatto in modo che sono registrati nei Vangeli. Gesù, in questo caso, ha rivelato l’evento centrale, il messaggio centrale del Vangelo – la risurrezione, la sua risurrezione, il suo essere la risurrezione – per una donna.

Il secondo dettaglio sta nella conversazione di Gesù con Maria dopo che lei lo supplicò per la resurrezione di Lazzaro. Gesù dichiara di essere egli stesso “la Resurrezione” (“Sono la Resurrezione e la Vita”) e questo è l’unico episodio nei Vangeli nel quale lo dichiara. Gesù qui rivela ad una donna l’evento centrale e fondamentale del Vangelo, la Sua Resurrezione.

Le donne come oggetti sessuali

Gesù e l'adultera
Gesù e l’adultera

Ci sono, naturalmente, numerose occasioni descritte nei Vangeli in cui le donne sono trattate dagli uomini come esseri e cittadini di seconda classe. Ci sono anche situazioni in cui le donne sono state trattate non come persone ma addirittura come oggetti sessuali, e ci si aspettava che Gesù avrebbe fatto lo stesso. Le aspettative sono state però del tutto deluse. Una di queste occasioni si è verificata quando Gesù è stato invitato a cena a casa di un fariseo scettico, Simeone, (Lc 7:36 ss.) e di una donna dalla cattiva reputazione che, appena entrò Gesù, gli lavò i piedi delle sue lacrime e glie li asciugò con i suoi capelli. Ma il fariseo la vedeva soltanto come oggetto di desiderio sessuale:”Il fariseo… disse a se stesso, «Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice». Ma Gesù deliberatamente respinse questo approccio per la donna come oggetto sessuale rimproverando il fariseo. Disse: «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». Poi disse alla donna: «I tuoi peccati sono perdonati». Quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a dire in loro stessi: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace».

Gesù quindi, qui trasgredisce anche l’usanza di parlare alle donne in pubblico, a maggior ragione che qui si parla di una peccatrice, di una prostituta.

Una situazione simile si è verificata quando gli scribi e i farisei avevano colto in fragrante in donna adultera. La legge mosaica diceva che tali donne andavano lapidate (Deut. 22: 22). I farisei volevano vedere se Gesù avrebbe infranto quindi la legge mosaica e lo volevano mettere alla prova. In realtà se Gesù avesse detto “Sì” per la lapidazione, egli avrebbe violato il diritto romano, che limitava la pena capitale, e se avesse detto “No,” sarebbe stato in contrasto con legge mosaica. Gesù, ovviamente, sfugge alle loro insidie e si rivolge direttamente agli accusatori: “Se c’è tra voi uno che non ha peccato, sia il primo a lanciare una pietra contro di lei!” (Giovanni 8:7). E accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più». Con il suo atteggiamento Gesù quindi, non approva il peccato, lo condanna, ma ciò che non condanna invece è il peccatore, che va perdonato.

Gesù e il sangue impuro della Legge

In tutti e tre i Vangeli sinottici inseriscono al centro il racconto della resurrezione della figlia Giairo, la storia della guarigione di un donna che era malata di un flusso di sangue da dodici anni, e quindi ritenuta impura (Mt 9:20; Mc. 5:25; Lc. 8:43). Ella disse fra sé e sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita»”. Gesù la guarì per la sua fede. Il senso di degradazione e di contagio che sono gravate su di lei per dodici anni è stato senza dubbio estremamente opprimente. Gesù si fece toccare da lei, nessuno lo avrebbe fatto perché si sarebbe lasciato contagiare dalla sua impurità, secondo la legge levitica (Lev. 15:19). Quindi Egli rompe le usanze e le abitudini.

Gesù e la Samaritana

In un’altra occasione, Gesù viola deliberatamente e nuovamente il codice comune in materia di rapporto tra uomini e donne. Si racconta della storia della Samaritana al pozzo di Giacobbe (Giovanni 4:5). Gesù attende presso il pozzo al di fuori del villaggio, mentre i suoi discepoli erano in cerca di cibo. Un Samaritana si avvicina per attingere acqua. Normalmente, un Ebreo non rivolgerebbe la parola ad un Samaritano, come ha sottolineato la donna. Ma anche un uomo di norma non parlare ad una donna in pubblico (quindi questo equivarrebbe a trasgredire la legge due volte nel caso di un rabbino). Tuttavia, Gesù avviò una conversazione la donna. La donna è consapevole del fatto di essere sia samaritana che donna, e l’azione di Gesù è fuori dal comune, infatti lei ha risposto: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I suoi discepoli tornando rimasero sorpresi di trovarlo a parlare con una donna, anche se nessuno di loro ha chiese lui spiegazioni. E’ ovvio che l’atteggiamento di Gesù, serviva per abolire la disuguaglianza etnica, sessuale e sociale del tempo, dando esempio ai suoi discepoli.

oPC9KqjGpro[1]
Gesù e la Samaritana
Proprio come quando Gesù si è rivelato a Marta e Maria durante la resurrezione di Lazzaro, Gesù si rivela qui in uno dei suoi ruoli chiave, il Messia (Giovanni 4:25) ad un donna che immediatamente rese testimonianza agli abitanti di un villaggio. E ‘interessante notare inoltre che, apparentemente, la testimonianza di donne hanno un maggior peso tra i Samaritani che non tra gli ebrei. Molti Samaritani di quella città cedettero in Lui per la forza della testimonianza della donna. Sembra che Giovanni, nel suo Vangelo, abbia voluto rafforzare l’idea di dignità e la considerazione che Gesù aveva per le donne, ponendole sempre in un primo piano per quanto riguarda l’annuncio della salvezza.

Un’altra osservazione fondamentale va fatta a questa storia. Come la folla dei samaritani era a piedi per vedere Gesù, Gesù parlava ai suoi discepoli riguardo ai campi pronti per il raccolto e li invitava a raccogliere ciò che altri avevano seminato . Stava chiaramente parlando delle anime degli uomini e molto probabilmente si riferiva direttamente ai Samaritani. Ma sembra anche che l’evangelista Giovanni volesse includere la Samaritana tra i “seminatori”, perché subito dopo aver raccontato quest’episodio, ha aggiunto: “Molti Samaritani di quella città cedettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna” (Giovanni 4:39)

Il matrimonio e la dignità delle donne

Una delle più importanti posizioni prese da Gesù riguardo la dignità delle donne è stata quella sul matrimonio (Mt. 19:1-12). “I discepoli gli dissero: I discepoli gli dissero: «Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene prender moglie». Gesù infatti espresse una visione di parità tra uomo e donna, i quali hanno diritti e doveri allo stesso modo senza parzialità. Gli ebrei avevano più mogli (ma non era possibile per le donne avere più mariti), questo era loro permesso dall’Antico Testamento, ma Gesù abolì anche questa usanza. Gesù non permise più né la poligamia, né il divorzio agli uomini, e li portò alla stessa situazione delle donne. Sia l’uomo che la donna dovevano avere la stessi diritti e responsabilità nei rapporti l’uno verso l’altro (Mc.10:2; Mt. 19:3). Questo atteggiamento di Gesù è stato uno dei pochi che è stato completamente assimilato dalla Chiesa cristiana, senza dubbio in parte perché è stata rafforzata da condizioni sociologiche e storiche. Tuttavia, il concetto della parità dei diritti e delle responsabilità non è stata molto estesa oltre il matrimonio cristiano. Il ruolo delle donne è sempre stato Casa e Chiesa, con un ruolo molto misero in quest’ultima.

La vita intellettuale per le donne

Gesù con Marta e Maria
Gesù con Marta e Maria

Tuttavia, Gesù non pensava al ruolo delle donne in termini così ristretti, non pensava dovessero solo occuparsi della casa. Gesù rigettò direttamente lo stereotipo che il giusto posto della donna fosse la casa, durante la visita a casa di Marta e Maria (Lc. 10:38). Marta aveva il tipico ruolo di donna, (“Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche” Lc. 10:40). Maria aveva il tipico ruolo maschile (“Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.” Lc. 10:39). Marta, apparentemente, pensava che Maria “fosse fuori dal suo posto” avendo scelto il ruolo dell’intellettuale, ma la risposta di Gesù fu un rifiuto di forzare tutte le donne a quello stereotipo; Egli trattò Maria come una persona, le cui più alte facoltà sono l’intelletto e lo spirito, e dimostrò che le era concesso di sedere lì e di ascoltare, che era la cosa più importante (disse Gesù: “Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta” (Luca 10:42).

E ancora, se ci si ricorda della restrizione palestinese sulle donne attraverso lo studio delle Scritture o l’insegnamento dei rabbini, è difficile immaginare come Gesù possa essere più chiaro nella sua insistenza sul fatto che le donne fossero chiamate alla vita spirituale e intellettuale proprio come gli uomini.
C’è almeno un altro esempio raccontato nei Vangeli, quando Gesù pronunciò più o meno lo stesso messaggio (Lc 11:27). Un giorno, durante la predicazione di Gesù, una donna dalla folla apparentemente e profondamente colpita , forse immaginando come sarebbe stata felice ada avere Gesù come figlio, alzò la voce per fare un complimento a Gesù tramite sua madre: «Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!». Ma il complimento che lei fa è alquanto riduttivo sulla figura della donna spirituale e intellettuale, in quanto era tipico a quel tempo riferirsi alle donne come “allevatrici di figli” e quindi il loro utero e mammelle erano sempre un riferimento, in quanto di vitale importanza per la riproduzione (purtroppo anche oggi, nella società occidentale, la donna continua ad essere un oggetto di desiderio). Ma Gesù rispose: «Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!»

Riflettendo su questo testo, è difficile immaginare come il principale punto potesse essere qualcosa di sostanzialmente diverso da quello esposto. Gesù ha voluto rimpiazzare l’importanza spirituale e intellettuale di una donna al posto di quella materiale. E il suo messaggio è ovviamente universale, ma avrebbe potuto scegliere un uomo per questo esempio, invece ha scelto proprio una donna come messaggio.

Dio nei panni di una donna

In molti modi, Gesù vuole comunicarci della pari dignità delle donne. Questo suo sforzo lo troviamo, anche nella sua parabola della donna che ha trovato la dramma (Lc. 15:8). Qui Gesù proietta Dio nell’immagine della donna. Luca racconta che il disprezzato esattore fiscale e dei peccatori erano raccolti attorno a Gesù e, di conseguenza, i farisei e gli scribi si lamentarono. Gesù, dunque, racconta tre parabole in fila, in cui è raffigurato Dio profondamente preoccupato per ciò che era andato perduto. La prima parabola è quella della pecora smarrita (Luca 15:1-7) in cui il pastore ha lasciato le novantanove pecore per ritrovare quella persa (Dio è il pastore). La seconda parabola è quella della dramma perduta in cui una donna ha perso una moneta (la donna è Dio). La terza è quella del figliol prodigo (il padre è Dio). Gesù non vuole ovviamente ridurre Dio alla nozione femminile. In realtà, sembra che Gesù abbia voluto includere questa immagine femminile volutamente, di fronte a tutti gli scribi e i farisei, che tra coloro che, più di tutti, denigravano le donne.
Ci sono stati alcuni casi della storia cristiana, in cui lo Spirito Santo è stato associato con un personaggio femminile, per esempio, nella Didascalia Siriana in cui, parlando di vari uffici nella Chiesa, afferma: “La diaconessa tuttavia dovrebbe essere onorata da voi come tipo dello Spirito Santo”. Sarebbe interessante fare un indagine per vedere se queste immagini di Dio, qui presentate da Luca sono state sempre utilizzate in un modo trinitario, dando in tal modo allo Spirito Santo una tipologia femminile.

Un risultato negativo dell’investigazione sarebbe sia significante che positivo, a favore di questo passaggio sembra essere particolarmente adatto per l’interpretazione trinitaria: il figliol prodigo, il padre è Dio il Padre (questa interpretazione è stata in realtà molto comune nella storia cristiana). Dato che Gesù si identifica, come altrove, nel Buon Pastore, il pastore che va in cerca della pecorella perduta è Gesù, il Figlio (questa interpretazione standard è riflessa, tra le altre cose, nella figura che ritrae Lui che porta la pecorella ritrovata sulle sue spalle). La donna che va in cerca della moneta perduta dovrebbe logicamente essere metaforicamente lo Spirito Santo. Questa interpretazione è esistita sempre ma non è stata mai considerata. E questa perdita di logica può essere sicuramente attribuita alla cultura generale denigratoria delle donne e il ripudio delle dee pagane, benché il ripudio da parte dei cristiani degli dèi pagani non risultò nella negazione di una discendenza di Dio al maschile.

Conclusione

Da queste evidenze dovrebbe essere chiaro e lampante che Gesù difendeva vigorosamente e radicalmente le donne e promuoveva la loro pari dignità e uguaglianza in una società maschilista come era quella del suo tempo.

Potrebbe piacerti anche
Lascia una risposta

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accetta Leggi di più